Pubblicato il 15/05/2008 su "La pagina della Scuola"...vale ieri come oggi
Democrazia, civiltà e barbarie
Nelle Iστοριαι, Erodoto scrive: "le strutture cittadine democratiche, nelle quali la libera discussione e lo scontro politico sono il frutto di un potere condiviso sulla base di leggi comuni, sono superiori agli stati dispotici dei barbari, nei quali le sorti di tutti sono affidate alla volontà di un unico regnante”.
Mi sorge spontanea una domanda. Ma chi è il "barbaro"? Il termine barbaro, usato fin dall'età antica, non aveva inizialmente un'accezione negativa. Il "barbaro" ero lo straniero che apparteneva ed una cultura diversa rispetto a quella dominante, era colui che faceva "bar-bar", cioè balbettava parole incomprensibili. A partire dalla battaglia di Maratona, si definirono barbari gli appartenenti al mondo persiano, che i greci reputavano incivile perché non aveva un'istituzione statale democratica, sostanziata di sovranità popolare, ma fondata sulla monarchia assoluta, ovvero la concentrazione di tutti i poteri nelle mani di un solo uomo, che poteva prendere qualsiasi decisione riguardo lo stato, e i sudditi, nella condizione di "sottomessi", gli dovevano solo ubbidienza. Nella Ecclesia, ogni cittadino ateniese aveva invece pieni diritti decisionali, era completamente libero, non oppresso dai potenti, poteva ambire ad ogni carica pubblica anche se apparteneva ai ceti più bassi. Il riconoscersi in ideali comuni fu sicuramente un elemento importante di coesione delle varie città- stato greche, spesso in rivalità fra loro, contro la "tirannide" rappresentata dal Gran Re. Vanno anche considerati altri fattori: i Greci combattevano in difesa della propria patria, della propria cittadinanza, combattevano per salvare se stessi, le loro famiglie, i loro averi, la loro cultura e i loro ideali, nella propria terra. I Persiani, invece, combattevano in terra straniera, per perseguire una politica di espansione territoriale che poco interessava ai sudditi guerrieri del Gran Re, costretti a combattere con la forza e per paura della collera del sovrano. Ricorrendo quindi alle proprie energie interne e al proprio patrimonio spirituale, i Greci riuscirono ad avere la meglio su un esercito numericamente molto superiore al loro.
Ma è sempre vero che il sistema democratico, la più evoluta forma di governo, a parer nostro, nel progresso civile di un popolo, vince sempre su quello monarchico?
Già nel dibattito fra intellettuali persiani sulla migliore forma di governo, Dario argomentava con lucida razionalità come la libertà derivasse dal prevalere di un "ottimo" solo sulla rissosità e sulle discordie di oligarchia e democrazia.
E' sempre accaduto nel corso della storia che la "civiltà" abbia sconfitto la barbarie?
I Germani, popoli sicuramente meno "civili" riuscirono a sconfiggere e a penetrare nell'Impero Romano, perché il miglior uso del cavallo garantiva una posizione privilegiata rispetto alla fanteria nella tattica militare. In più i "barbari", nella loro rustica arretratezza, rappresentarono una forza di rottura e di rinnovamento in una entità statale, sì civile e gloriosa, ma ormai al collasso. Si originò così quel processo di integrazione interculturale che delineò le moderne nazioni europee.
I primi colonizzatori del Nuovo Mondo, con un manipolo di avventurieri, riuscirono a conquistare in pochissimo tempo, a causa della superiorità tecnica data loro dalle armi da fuoco, i vasti imperi degli indigeni amerindi e distruggere quella che ora noi consideriamo la loro civiltà, ma che al tempo, con presunzione eurocentrica, veniva valutata come esempio di inciviltà sino a perseguire come valore il suo annientamento.
In tempi più recenti, il nazismo fu sconfitto dall'uso della bomba atomica, ma soprattutto dalla superiorità della "ragione", del valore dei diritti umani delle democrazie occidentali, sulla "follia" della tirannide e sulla violazione della persona.
Altre vittorie le libertà democratiche annoverano su vecchi e nuovi totalitarismi.
E' di scottante attualità il contrasto tra mondo occidentale "democratico, laico e tollerante", e mondo islamico "integralista ed autoritario", che sta riassumendo la fisionomia di un conflitto di civiltà, peraltro testimoniato dalle storiche contese che hanno diviso ed opposto le due rive del Mediterraneo fin dalla predicazione di Maometto.
La democrazia si può esportare o addirittura imporre nella solida convinzione che si tratti della miglior forma possibile di governo? O piuttosto può essere un lento e graduale processo di crescita di un popolo nella consapevolezza del diritto?
Potrei concludere la mia riflessione considerando che un conflitto bellico è vinto, a breve termine, per abilità strategica e superiorità tecnologica, ma che la storia sembra far prevalere, in tempi lunghi, i valori culturali e morali condivisi, al di là delle differenze, considerati i fondamenti di ogni civiltà.
Giulia Ceccarelli
Nessun commento:
Posta un commento