E' stato pubblicato il 16/12/2008 su "La pagina della Scuola", ma sembra scritto ieri...
Quale futuro per le nuove generazioni?
Dopo l’indignazione di tanti studenti suscitata dalla riforma Gelmini, le rimostranze per la scarsità dei nuovi impieghi e le comprovate difficoltà dei tanti precari nel trovare una propria stabile collocazione nel mondo del lavoro, viene spontaneo interrogarsi su come i giovani percepiscano il loro futuro. La risposta, seppur parziale, è arrivata da un questionario rivolto agli alunni di un triennio del liceo Giulio Cesare della città. I quesiti interrogavano i 63 ragazzi del campione fra i16 e 18 anni sulla validità della scuola nel preparare alla vita, sulla percezione del loro futuro, sulla scelta dell’indirizzo di studi universitari, sulla propria scala di valori e sul progetto di vita.
Nonostante la scuola italiana sia stata da più parti definita scadente, la maggioranza dei 16-18 enni confida nella sua capacità di fornire ancora una solida preparazione per riuscire ad affrontare al meglio la sfida del primo impiego e veder realizzate le proprie aspirazioni, tanto da valutare positivamente sia l’esperienza scolastica presente che pregressa. Meno della metà dei ragazzi, però, ritiene di poter realisticamente ambire ad una condizione socio-economica migliore di quella dei genitori; i“non so”prevalgono, probabilmente l’incertezza è attribuibile all’attuale difficile situazione economica mondiale e alle previsioni non certo rassicuranti, non solo di economisti, ma anche di scienziati sul futuro del nostro pianeta.
Dimostrando un senso di responsabilità, la quasi totalità degli interpellati crede che la costruzione del proprio futuro dipenda dall’impegno e dalla determinazione personale.
Più del 90% prevede nei prossimi anni la frequenza all’università, per un corso triennale o quinquennale, il dato non stupisce considerando il campione dei liceali; i più ambiziosi sperano in masters all’estero e dottorati di ricerca. Riguardo alla scelta dell’indirizzo, gli studenti dei primi due anni di triennio si dicono ancora piuttosto indecisi, mentre tra i maturandi si conferma la tendenza, anche se meno netta che in passato, a diversificare gli interessi per sesso: le ragazze preferiscono le materie umanistiche, i ragazzi quelle scientifiche.
Una minoranza, comunque, confida di trovare subito un lavoro di suo gradimento, conforme agi studi: la maggioranza, confessandosi seriamente preoccupata della crescente difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro, è pronta (o precocemente rassegnata) ad accettare qualsiasi mansione, pur di lavorare. A sorpresa, infatti l’autonomia sembra per i giovani uno dei primi obiettivi da conseguire: una desiderio d’indipendenza che si concretizza con la volontà di formarsi una propria famiglia o di trasferirsi all’estero in cerca di migliori opportunità e nuove esperienze. Un’altra tendenza da segnalare è la mancanza di condizionamenti: i giovani vogliono essere soli davanti alle scelte per il loro futuro, sembrano essere insofferenti ai modelli imposti dalla società e pretendono di essere ascoltati dalla famiglia, sottraendosi a programmi precostruiti, forse conditi da un certo opportunismo. Come prova che è forte la volontà di costruirsi da sé gli ideali in cui credere, un numero non trascurabile di giovani ha espresso entusiasmo verso attività ed esperienze non proprio ordinarie, come la partecipazione ad una missione umanitaria e la disponibilità di cooperazione nel sociale e, per la gioia dei tradizionalisti, la possibilità di un arruolamento volontario nell’esercito, visto come un’opportunità per cercare di risolvere le tante contraddizioni che esistono al di sotto del velo di una pace apparente. Mentre alcuni prospettano una diretta partecipazione nella politica, una ristretta minoranza degli intervistati, a dispetto di quanti considerino le nuove generazioni acefale “ dalla vita bassa”, esprime interesse per il mondo della moda, dello spettacolo, dei reality, neppure per quello dello sport: i promettenti calciatori e le aspiranti veline non rientrano evidentemente nel campione esaminato!
A preoccupare i ragazzi è principalmente la difficoltà a trovare un lavoro gratificante; nella scelta del lavoro è proprio la soddisfazione personale l’aspetto che prioritariamente apprezzato, largamente distaccati la carriera di successo e l’alta retribuzione. Seguono nell’ordine la violenza in tutte le sue forme e la solitudine; la violenza in particolare quella finalizzata ad un presunto quanto effimero divertimento (condanna per gli episodi di bullismo e di angherie sulle minoranze). La recessione economica, la criminalità, gli squilibri ecologici e anche lo stesso studio sono motivo di minor inquietudine. Lo sballo a tutti i costi e privo di ogni senso di responsabilità è considerato “triste e degradante, sintomo di un profondo egoismo e di alienazione” e ad esso si risponde contrapponendo i saldi valori della famiglia, dell’amicizia, dell’amore e, inaspettatamente, della fede religiosa, cui è riconosciuto il merito di fornire delle certezze nell’imperante relativismo. Ideali come la libertà, la democrazia e la pace sono stati trascurati a favore di valori prossimi ai propri progetti di vita.
Emerge dall’esito del sondaggio, pur nell’esiguità del campione considerato, una gioventù stanca di essere prosaicamente etichettata come “bruciata” ed è evidente dalle risposte una volontà di riscatto nel confidare in affidabili principi. Forse saremo da prendere d’esempio per la nostra determinazione e scalzeremo quel pregiudizio che ci etichetta come “devianti”o”bamboccioni” e ci chiude le porte senza nemmeno sforzarsi di ascoltarci e comprenderci. Come diceva l’oratore Isocrate, “poiché non dall’età, ma dall’inclinazione naturale e dall’esercizio dipende la saggezza, è giusto che si raccolga da ogni età la proposta migliore, per un vantaggio comune”.
Giulia Ceccarelli
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