Pubblicato il 18/02/2010 su "La pagina della scuola"
Il "sentimento del tempo"
Che importanza riveste il tempo nella nostra vita quotidiana? Come testimonia la quantità di proverbi e modo di dire che lo riguardano, il tempo è quanto abbiamo di più prezioso, è l’unità di misura fondamentale dell’esistenza, è l’intervallo fra inizio e fine. Il problema della natura del tempo si pone continuamente alla nostra attenzione, perché a differenza delle altre creature, possediamo la percezione del suo passare. Anzi, diciamo che scorre, forse perché ce lo immaginiamo come un lungo nastro fotografico su cui sono impresse una serie di immagini in successione appartenenti al passato, mentre i fotogrammi vuoti costituiscono il futuro e la sequenza attualmente in fotoimpressione è il presente. Il passato non è più, il futuro non è ancora, il presente sfugge al nostro possesso. Certo, il tempo è una materia prima piena di paradossi e di misteri, tanto ingannevole da sottrarsi ad un’univoca definizione. Ma anche la nostra esperienza personale riguardo ad esso è un enigma: se viviamo un’esperienza affascinante, abbiamo l’impressione che il tempo voli; nel ricordo esso però si ridistende. Quando invece ci capita di aspettate e di soffrire, le ore paiono non passare mai; il tempo che ci era sembrato interminabile si è ristretto, perché non ha lasciato traccia.
I greci non avevano un solo temine per indicare il tempo: in particolare distinguevano fra il tempo della natura (tempo ciclico) e tempo dell’uomo (tempo scopico). Il tempo della natura è dato dal susseguirsi eterno e immutabile delle stagioni: nel ciclo continuo di nascita e morte si colloca anche l’uomo, che è inserito nella φυσις (natura) e dominato da essa in quanto fusione dei quattro elementi. In questa visione non è importante la specificità dell’individuo, ma la sopravvivenza della specie. La morte, come la nascita, è un evento naturale ed ineluttabile: il principio creatore che ha donato la percezione, la toglie per darla ad un altro essere.
Il tempo dell’uomo si inserisce nel tempo della natura: a differenza del tempo ciclico non è eterno, ma rappresentato dallo scarto medio - breve fra il proposito e la realizzazione dello scopo. Questo lasso temporale, benché non sia pieno dominio della τεκνη (tecnica), ma rimanga un margine di casualità data dagli interventi favorevoli o sfavorevoli degli dei, è quello contemplato dalla storia, una cronaca di eventi vissuti, visti o recentemente testimoniati. L’anziano, reso esperto da molti cicli stagionali, è per eccellenza il saggio, il custode della cultura del popolo.
Nella cultura giudaico-cristiana il tempo diventa lineare e nasce la concezione di passato, presente e futuro. In senso biblico, il passato è rappresentato dalla cacciata dal paradiso terrestre in conseguenza del peccato; il presente è dolore e sofferenza, necessari alla condizione umana per espiare la colpa originaria; il futuro è la vita eterna, la salvezza che spetta ai virtuosi, la redenzione ultraterrena dal dolore. La malattia e la morte sono i momenti di massima sofferenza che permettono di accedere alla felicità eterna.
L’odierna civiltà occidentale ha assimilato nella prospettiva escatologica giudaico-cristiana il tempo scopico greco. Essendo il passato immodificabile, l’uomo moderno vive nel presente e progetta l’immediato futuro, similmente all’uomo greco si affida alla tecnica per rendere attuabili i suoi piani. Ma al giorno d’oggi conoscenze e prodotti tecnologici si susseguono a ritmo frenetico, in costante accelerazione, spesso l’offerta precede la richiesta. Ne consegue che l’uomo contemporaneo, privato, nel relativismo assoluto, di veri “sapienti”, di modelli comportamentali in cui credere e affidarsi, da soggetto diventi oggetto della tecnica. Proiettato nel futuro, indifferente al passato, calato nell’immanente dover fare, perde il senso dell’”essere” nel presente, il gusto di concedersi quell’”otium” latino che è meditazione atemporale. La mercificazione della società capitalistica ha ridotto anche il tempo a merce di scambio e a valore economico: si acquista, si presta, si offre, si vende, si impiega, si consuma, si perde…”il tempo è denaro”.
Le diverse culture non hanno mai dato una definizione esauriente dell’essenza del tempo. Recentemente la fisica quantistica e la teoria relativista di Einstein ci dicono che la distinzione fra passato, presente e futuro è solo un’illusione; il tempo è una sovrastruttura della nostra mente che ci permette di suddividere con un’unità di misura fittizia il tempo limitato delle nostre esistenze.
La speranza: che sia concesso alla nostra effimera umanità di assaporare, come ci sussurra Muriel Barbery ne “ L’eleganza del riccio” , la magica bellezza del “sempre nel mai”?
Giulia Ceccarelli
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