lunedì 17 ottobre 2011

Le paure degli adolescenti

Pubblicato il  14/12/2006 ne "La pagina della Scuola" de "La Voce di Romagna"

Le paure degli adolescenti
Ecco cosa emerge da un’indagine svolta nelle scuole superiori riminesi

Un’indagine svolta tramite questionario fra 80 ragazzi di età compresa tra 14 e 16 anni di due scuole diverse del territorio sulle paure degli adolescenti ha rivelato che la fonte principale di ansia e preoccupazione è la scuola, con relativi compiti in classe, interrogazioni e soprattutto prove inaspettate.
Alla domanda sullo stato emotivo più frequentemente vissuto, riferibile sempre al campo semantico “paura”, gli adolescenti del campione hanno espresso un senso di solitudine, indecisione ed insicurezza, sentimenti questi tipici di un individuo in crescita, che si deve creare una propria identità e  uno spazio nella società.
A motivare situazioni di spavento contribuiscono, inaspettatamente, anche se in minor parte, le paure virtuali di giochi e film violenti, con scene truculente e crudeli, segno del fascino che la violenza esercita sui giovani acquirenti e spettatori, per i quali il “terrore”e l’”orrido” sono morbosamente ricercati.
Ma più significative sono risultate le cause che provocano timore, non come sensazione temporanea, ma come paura presente e continuata nel tempo. In testa alla classifica si colloca la morte, percepita come l’ignoto, l’inconoscibile. Lo sgomento di fronte a quella sottile linea scura che separa la vita dal mistero della non percezione è sempre stato comune alla natura stessa dell’uomo di ogni tempo, talvolta espressione delle più alte ispirazioni poetiche e filosofiche. Conseguenti alla paura della morte sono anche quella infantile del buio, l’inquietudine data dai fenomeni paranormali, magici o addirittura demoniaci, la superstizione e l’ esistenza di fantasmi e spettri, antiche peraltro di secoli nella credenza  popolare, ma scarsamente espresse nelle risposte al questionario.  
Sempre con numerose preferenze si sono classificate la violenza fisica, la malattia e l’invalidità permanente, che negano la realizzazione dei propri sogni e rendono diversi dai compagni ed esposti ad derisione, emarginazione ed ipocrisia. La paura della violenza fisica è motivata dai sempre più frequenti fenomeni di bullismo fra i ragazzi, soprattutto in ambiente scolastico, come testimoniano i più recenti e ben noti fatti di cronaca. Che l’appartenenza ad un gruppo sia un’esigenza sempre più sentita fra gli adolescenti è attestata anche dal rapporto con fumo, droga e delinquenza che, seppur riconosciute come dannose o illegali, attirano per “fascino del proibito”o per fornire la prova a presunti amici di essere promossi fra i duri e i veterani  e non relegati fra gli “sfigati”.
Un'altra preoccupazione piuttosto consistente è quella dell’abbandono, della separazione in famiglia, del progressivo sgretolamento delle figure e delle istituzioni familiari, dei conflitti e delle violenze tra le mura domestiche, in generale della rottura di tutti quegli equilibri protettivi di cui la psicologia di un ragazzo necessita. La paura dell’instabilità degli affetti pone l’accento su come l’attuale società dell’egocentrismo, della provvisorietà della convivenza e dell’usa e getta non è certo grande alleata dell’etica tradizionale della famiglia.
Oltre la metà della lista si trova la paura della guerra, probabilmente concepita da molti come una realtà lontana ed estranea, una realtà per pochi uomini scelti, specializzati e superaddestrati da una parte e grandi ed anonime masse di diseredati dall’altra. Non comprendiamo la bellezza della pace, considerandola cosa semplice e scontata, perché non abbiamo visto la miseria della guerra…ma se provassimo a entrare nei panni di qualche iracheno, il punto di vista sarebbe diverso! In ultima posizione la povertà, forse per gli stessi motivi, nella nostra arrogante supponenza di paesi Occidentali privilegiati.
Come fanalino di coda c’è anche la paura di cataclismi e fenomeni naturali, e questo è un dato che offre spunti di riflessione. Proprio in questi giorni i quotidiani stanno sollecitando l’opinione pubblica con drammatici rapporti scientifici sulla situazione ambientale, alcuni dei quali pronosticano imminenti catastrofi, in particolare gli sconvolgimenti climatici conseguenti all’effetto serra denunciati al vertice di Nairobi. Ma a quanto pare la gioventù è molto più quotidianamente pragmatica dei premi Nobel americani e teme di più l’interrogazione di storia  dello scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia.
Non sempre i giovani si dimostrano propensi a manifestare le proprie paure, interpretandole come un segno di debolezza, nel timore di non essere accettati. Invece la paura è data dalla consapevolezza di essere piccoli ed effimeri nei confronti dell’universo, è un sentimento comune di tutti gli uomini, anche degli adulti. Credo che sia utile conoscere le proprie paure per comprendere i propri limiti, vincersi nei momenti di difficoltà, scegliere al meglio il proprio futuro. Come diceva Carol Wojtyla: ”Non c’è speranza senza paura, né paura senza speranza!”
                                                                                     Giulia Ceccarelli

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