lunedì 17 ottobre 2011

Ok, partiamo. Questo è il primissimo, risale al  10/02/2004


Libertà, fede e persona: riflessioni a margine della storia.

Ammiro molto le persone che si sono sacrificate per  ideali comuni: libertà, giustizia, pace, fede. L’uomo contemporaneo è catapultato nello scenario di un modo in veloce cambiamento, rischia di smarrire i propri ideali, sacrificarli  per dei beni terreni. Ha grandi capacità, ma non può vivere senza metterle al servizio di valori, senza ideali, senza le certezze dell’animo. Se i suoi sensi e il suo intelletto vengono confusi, se non sa distinguere fra il pio e l’empio, rischia di impiegare la sua vita solo per divertirsi, far carriera ed inseguire il successo. Ma l’esistenza può essere basata solo su questo?
   Questi sono i pensieri che mi hanno fatto sorgere  i personaggi di Thomas  More in “ Un uomo per tutte le stagioni”, di Michelangelo Bonarroti in “ Tormento ed estasi” e del gesuita padre Gabriel in “Mission”, frammenti di vita che parlano al nostro essere persone. Thomas More è uomo del Cinquecento, secolo di grandi cambiamenti, di  crollo di antiche certezze e di apertura verso nuovi orizzonti non solo geografici, ma anche ideologici nell’incontro col “diverso”, religiosi e  morali nel tormento di coscienze fra Riforma e Controriforma. More è un fervente cattolico che, senza compromessi  e scelte di comodo,  si sacrifica in nome della  libertà di fede.
   Quella stessa fede si fa arte negli affreschi della Cappella Sistina, di fronte ad un Giulio II, difensore in armi della Chiesa, che rivolgendosi a Michelangelo esclama: “Ti avevo commissionato un affresco, hai fatto un miracolo…Mi hai insegnato che l’umanità non è sola”.
   E’ l’utopia di una missione di fratellanza ed amore per la quale si batte padre Gabriel, contro l’avidità dei “civilizzatori” europei, che travolge nel sangue le piccole comunità indios dell’America Meridionale e il sogno amaramente vi annega col sacrificio:” L’amore non ha posto in questo mondo. E io non ho la forza di vivere in un mondo come questo”. La storia ci consegna degli esempi di vita che scrivono nella mente e nel cuore di chi li sa ascoltare.
  Queste persone di tale spessore morale mi sembrano rare nella società occidentale. Infatti noi uomini del nostro tempo tendiamo a nascondere la parte migliore di noi stessi, la parte più preziosa, la nostra ragione di vita. Forse la nascondiamo per paura che qualcuno ce la rubi, o forse perché crediamo che per altri non sia importante. Viviamo in una società basata troppo spesso sull’apparenza e sull’ambiguità: non è significativo quello che pensi o quello che fai, ma quello che sei, o meglio quello che appari.  Soprattutto noi ragazzi ci facciamo condizionare dal gruppo e dalle mode del momento. Ma quelle non rimangono col tempo. Se non abbiamo una cultura, un’educazione e delle idee personali, quando cambiano interessi non ci rimane più niente.
   L’uomo può fare grandi cose nel bene e nel male. Ha la possibilità di scegliere. Se nel cuore di ognuno  di noi ci fossero libertà e fede, avremmo risolto tutti i conflitti e  tutte le guerre. Ma purtroppo possiamo agire male. Se agiamo male la nostra coscienza ci deve far riflettere e farci capire che abbiamo sbagliato. Siccome è impossibile che un uomo sia completamente malvagio e non è possibile non avere una voce interiore, tutti la possiamo ascoltare.
   La vita dell’uomo è il massimo dono che la natura ci offre, perché l’uomo è l’unico essere capace di pensare, di sviluppare le proprie capacità e di far sentire la sua voce.  In passato esisteva la convinzione che l’uomo potesse ampliare le proprie conoscenze, ma non oltre un certo limite; oltre il  confine della ragione poteva innalzarsi solo con la fede. Forse è per questo che si dava importanza agli ideali, ai sentimenti. Allora anche l’uomo contemporaneo può prendere spunto dal passato, ritornare alle sue radici e far uscire l’infinito racchiuso dentro di sé…pensieri, parole, qualità, utopie… senza più nasconderlo o svilirlo.

                                                                                                               Giulia Ceccarelli

Nessun commento:

Posta un commento